Visualizzazione post con etichetta imprese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta imprese. Mostra tutti i post

venerdì 22 marzo 2013

Gli italiani lavorano più dei tedeschi

La Repubblica 22 marzo 2013

Boom di poveri: oltre 4 milioni nel 2013.
Ma gli italiani lavorano più dei tedeschi

Il rapporto di Confcommercio traccia un quadro allarmante per la dinamica del Pil (stime tagliate a -1,7% per il 2013) e dei consumi (quest'anno previsto -2,4%). Raddoppia il disagio sociale tra i cittadini, ogni giorno 615 nuovi poveri. Eppure gli italiani passano più ore sul posto di quanto si faccia in Francia o Germania, ma producono di meno

MILANO - 615 nuovi poveri in più ogni giorno, taglio brusco delle stime sulla crescita dell'economia e dei consumi per il 2103. Disagio sociale raddoppiato. Altissimo numero di ore sul posto di lavoro, ma una produttività che non tiene il passo di quella francese o tedesca. I numeri presentati da Confcommercio dipingono un Paese che fatica ad uscire dalla morsa della crisi e la cui popolazione è sempre più colpita dalla ristrettezza economica. Dal rapporto emergono anche quelli che sono i ritardi ormai storici dell'Italia, quale il deficit di produttività che porta gli italiani a lavorare molto più di altri vicini europei, che restano però distanti in quanto a "efficacia" e - appunto - produttività.

Sempre più povertà. Il primo dato allarmante riguarda la situazione economica delle famiglie. Secondo Confcommercio il numero di persone "assolutamente povere" quest'anno in Italia salirà oltre quota 4 milioni. Alla fine del 2013 verrà ampiamente superata la soglia di 3,5 milioni certificata ufficialmente dall'Istat per il 2011, pari a oltre il 6% della popolazione. Nel 2006 l'incidenza era ferma al 3,9%. Il dato, con una previsione massima di 4,2 milioni di poveri totali, è contenuto nel Misery index Confcommercio (MiC), il nuovo indicatore macroeconomico mensile di disagio sociale. A corollario dei dati presentati a Cernobbio, sul lago di Como, Confcommercio sottolinea che "l'Italia in cinque anni ha prodotto circa 615 nuovi poveri al giorno, con quest'area di disagio grave che è destinata a crescere ancora, e di molto".

Stime economiche tagliate: giù Pil e consumi. Sul fronte macroeconomico, l'Associazione dei commercianti stima che la flessione dei consumi privati sarà del 2,4% nel 2013, mentre il prossimo anno le spese dovrebbero aumentare dello 0,3%. La stima precedente dell'associazione era di una contrazione dei consumi dello 0,9% per l'anno in corso. Alla fine del 2014, rispetto al 2007, la perdita dei consumi reali avrà raggiunto 1.700 euro a testa. Mariano Bella, direttore dell'ufficio studi, ha ricordato che "abbiamo alle spalle il peggiore anno dell'Italia repubblicana in termini di caduta dei consumi", con il -4,3% del 2012. Quanto all'andamento dell'economia, per il 2013 si prevede un calo del Pil dell'1,7% contro un ribasso dello 0,8% indicato cinque mesi fa. Timide speranze per il 2014, anno per il quale la previsione è di un rialzo dell'1%. Ieri il ministro Vittorio Grilli aveva parlato di un calo del Pil dell'1,3% per il 2013.

Imprese, l'allarme di Sangalli. Il netto peggioramento delle previsioni economiche lascia "stimare una perdita netta di altre 90mila imprese del terziario di mercato nel complesso del biennio 2013-2014". Questo l'allarme del numero uno di Confcommercio, Carlo Sangalli, che nel suo intervento a Cernobbio ha correlato i dati economici e quelli sulla povertà, sottolineando come la crisi produttiva sia diventata crisi sociale: "E' come se l'orologio produttivo della nostra economia avesse riportato indietro le lancette di quasi tredici anni". Sul provvedimento annunciato ieri dal governo, che sbloccherà 40 miliardi in due anni per le imprese creditrici della Pa, Sangalli ha chiesto "tempestività, e il provvedimento del consiglio dei ministri di ieri non va in questa logica". Sulla situazione politica il giudizio è netto: "Il ritorno alle urne sarebbe drammatico".

Gli italiani lavorano tanto. Confcommercio sfata infine il "falso" mito degli italiani come popolo di fannulloni. Le analisi parlano chiaro: sia nel caso dei lavoratori dipendenti sia in quello di professionisti e autonomi, nel 2011 hanno lavorato in media 1.774 ore ciascuno. Vale a dire il 20% in più dei francesi e il 26% in più dei tedeschi. I lavoratori indipendenti, autonomi o professionisti, in Italia lavorano quasi il 50% in più del lavoratore dipendente: in cifre, 2.338 ore contro 1.604. E' come dire tre mesi in più, compresi sabati e domeniche. Ma è bene precisare che lo stesso fenomeno si verifica anche negli altri Paesi presi in considerazione dalla ricerca di Confcommercio.

Ma producono poco
. Il problema tutto italiano è quello della produttività. In media, ogni lavoratore italiano produce una ricchezza mediamente pari a 36 euro per ogni ora lavorata.  Rispetto a noi, i tedeschi producono il 25% in più e i francesi quasi il 40% in più. E mentre negli altri Paesi la produttività oraria è cresciuta nel tempo (tra il 2007 e il 2011, del 20% in Germania, in Francia anche di più, in Spagna dell'11% circa) in Italia questo fenomeno si pè verificato in modo molto marginale (solo il 4% rispetto al 2007). D'altra parte, solo pochi giorni fa era stato Mario Draghi a puntare il problema chiedendo una riforma dei contratti di lavoro.

martedì 13 novembre 2012

Un'iniziativa per le imprese micro, piccole e medie


Inaugurato a Milano il Centro Euromediterraneo per le MPMI. Il Centro Euro-Med per le Micro, Piccole e Medie Imprese dispone di un "modello a rete", composto da un'Unità Centrale con sede a Milano con compiti istituzionali e di coordinamento e di Centri Nazionali di Sviluppo, collocati presso i Paesi delle Sponde Nord, Sud ed Est del Mediterraneo che avranno il compito di assistere le Micro, Piccole e Medie Imprese, offrendo servizi avanzati di consulenza, financial facility attraverso la creazione di nuovi strumenti dedicati, assistenza per l'accesso ed il consolidamento della presenza nei nuovi mercati, nonché formazione del capitale umano necessario allo sviluppo di business internazionali. Secondo un rapporto della Camera di Commercio di Milano l’interscambio commerciale dell’Italia ha registrato nell’ultimo anno una buona performance in riferimento alle esportazioni (+4,2%) mentre le importazioni, anche per effetto della crisi economica, si sono contratte (-5,8%). Un andamento simile si riscontra sia nel caso della Lombardia che per Milano. In entrambi questi ultimi casi, le performance di export registrate sono però superiori al dato nazionale (rispettivamente: +4,9% e +6,1%). In modo interessante, nel caso dei paesi del EuroMediterranei (EuroMed) , la dinamica italiana mostra un andamento migliore rispetto a quello generale verso gli altri paesi: le esportazioni sono infatti cresciute del 4,6%, mentre anche le importazioni segnano un segno positivo (+8,2%). Di segno diverso invece la situazione per la Lombardia e per Milano. Nel caso della Lombardia l’export verso EuroMed è cresciuto dell’1,1%, mentre l’import è diminuito del 14,6%, Nel caso di Milano l’interscambio commerciale verso l’EuroMed è invece peggiorato. La Lombardia e Milano in particolare rimangono però tra i principali partner dell’EuroMed come peso sul dato nazionale. La Lombardia pesa infatti per il 25,5% delle esportazioni verso l’area (per un totale di oltre 7,3 miliardi di euro) e Milano da sola per il 10,6% (3 miliardi), un peso sull’Italia simile a quello che la Lombardia e Milano hanno se consideriamo l’export verso tutto il mondo (rispettivamente pari al 28% e al 10%). Se guardiamo il dato delle importazioni, il peso diminuisce leggermente ma rimane rilevante. La Lombardia pesa per il 15,1% (4,6 miliardi) e Milano per il 6,4% (quasi 2 miliardi). Tra i vari paesi dell’area EuroMed, l’incidenza della Lombardia sul totale dell’export italiano raggiunge la sua punta nel caso del Qatar (oltre il 50% delle esportazioni nazionali verso questo paese vengono dalla Lombardia), Iran (37%), Oman (36%) e Algeria (36%). Nel caso di Milano, l’incidenza massima sull’export nazionale verso l’area si ha nel caso di Israele (19%) e del Kuwait (19%).