21 ottobre
2010
Il monito di Mario Fezzi,
Presidente degli Avvocati Giuslavoristi:
“Provvedimento creato in vitro,
contrastato da chi deve applicarlo”
di Giuseppe Sabella e
Luigi Degan
Gli avvocati non vogliono il ddl perché complica le cose
Avvocato Fezzi, a cosa
è dovuto l’ iter tanto laborioso del Collegato
Lavoro?
In primo luogo il disegno di legge ha scontato un forte
contrasto sia da parte dell'opposizione che dalla stessa maggioranza
parlamentare, gli emendamenti che costringevano al rinvio all'altro ramo del
Parlamento sono stati numerosissimi. Che è la prova che anche la maggioranza
non era convinta della bontà del provvedimento. Poi c'è stato il sacrosanto
rinvio alle Camere da parte di Napolitano. E probabilmente qualcuno era anche
cosciente che con questo Ddl si applicava una modalità legislativa da paese
sottosviluppato: quando qualcosa non funziona non si cerca di farla funzionare,
ma si ricorre a una nuova legge, che si sovrappone alle norme esistenti, e si
complicano solo le cose.
Qual è l’idea di fondo
che anima questo disegno di legge?
E’ quella di far funzionare il processo del lavoro, che in
molti tribunali funziona malissimo. Ma la colpa non è delle regole processuali
che ci sono, che vanno benissimo, ma di una serie di disfunzioni pratiche che
vanno dalla mancata copertura dei posti in organico dei giudici, alla mancanza
di strutture e personale, ai comportamenti inefficienti e in molti casi poco
professionali di giudici ed avvocati. Infine c’è da notare che in molti
tribunali il sovraccarico non è delle cause di lavoro in senso proprio, ma
delle cause previdenziali, che in molti casi sono sopra all'80 % del
contenzioso. E allora la soluzione semplice è quella di affidare ad un altro
organo le questioni previdenziali, scorporandole dal carico dei giudici del
lavoro.
Come si colloca questo
disegno di legge rispetto al diritto del lavoro e soprattutto all'evoluzione
che questo ha avuto negli ultimi 10/15 anni in Italia?
Si tratta di un gravissimo passo indietro. L'introduzione
dell'arbitrato complica inutilmente la procedura. Nel senso che prima di
ricorrere all'arbitrato, gli avvocati – che non lo vogliono assolutamente –
faranno ricorso al giudice del lavoro per sostenere la illegittimità della
clausola arbitrale. E solo se perderanno faranno poi ricorso al collegio
arbitrale. Ma il passo indietro è anche dato dal fatto che l'arbitrato è
previsto che venga deciso secondo equità, cioè secondo quello che pare giusto
al collegio arbitrale, a prescindere da quello che dicono leggi e contratti collettivi.
Si va verso la barbarie del diritto. Se lei fosse licenziato, le piacerebbe che
il suo giudice potesse disapplicare la legge per applicare solo il principio di
quello che a lui pare giusto? Equità puo’ significare anche irrazionalità e
discriminazione.
Per quanto riguarda la
nuova fisionomia attribuita all’istituto della conciliazione, secondo lei è un
qualcosa di positivo o nasconde delle criticità?
In realtà è un istituto inutile che non verrà mai utilizzato.
Infatti oggi che il tentativo di conciliazione è obbligatorio, l'istituto non è
utilizzato minimamente. Con l'approvazione del Ddl è eliminata l'obbligatorietà
e l'istituto scompare completamente. E' infatti uno strumento complicato,
farraginoso e sostanzialmente inutile. I dati aule conciliazioni in DPL oggi,
sono dati fasulli, perché si tratta di conciliazioni già raggiunte negli studi
degli avvocati (e quindi a prescindere dal tentativo obbligatorio),
conciliazioni che solo per comodità vengono poi sottoscritte (per la seconda
volta) in DPL. Ma le conciliazioni vere avvenute in DPL a seguito del tentativo
obbligatorio di conciliazione oggi previsto dall'art. 410 del Codice di Procedura Civile
sono zero.
In qualità di
Presidente dell'AGI (Avvocati Giuslavoristi Italiani), quali pensa possano essere
le conseguenze più importanti per l'attività degli Avvocati Giuslavoristi?
Come dicevo, aumenterà il lavoro. Ma gli avvocati sono
ugualmente contrari a questo provvedimento. E sono contrari sia gli avvocati
padronali che quelli che difendono i lavoratori. AGI ha detto queste cose in
diverse audizioni al Senato e alla Camera. Ma non ci hanno ascoltato. Il
legislatore ha fatto in vitro un provvedimento che è contrastato da coloro i
quali devono poi applicarlo giorno per giorno.
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