venerdì 16 novembre 2012

Lavoro e diritto


21 ottobre 2010
Il monito di Mario Fezzi, Presidente degli Avvocati Giuslavoristi:
“Provvedimento creato in vitro, contrastato da chi deve applicarlo”
di Giuseppe Sabella e Luigi Degan

Gli avvocati non vogliono il ddl perché complica le cose
Avvocato Fezzi, a cosa è dovuto l’ iter tanto laborioso del Collegato Lavoro?
In primo luogo il disegno di legge ha scontato un forte contrasto sia da parte dell'opposizione che dalla stessa maggioranza parlamentare, gli emendamenti che costringevano al rinvio all'altro ramo del Parlamento sono stati numerosissimi. Che è la prova che anche la maggioranza non era convinta della bontà del provvedimento. Poi c'è stato il sacrosanto rinvio alle Camere da parte di Napolitano. E probabilmente qualcuno era anche cosciente che con questo Ddl si applicava una modalità legislativa da paese sottosviluppato: quando qualcosa non funziona non si cerca di farla funzionare, ma si ricorre a una nuova legge, che si sovrappone alle norme esistenti, e si complicano solo le cose.
Qual è l’idea di fondo che anima questo disegno di legge?
E’ quella di far funzionare il processo del lavoro, che in molti tribunali funziona malissimo. Ma la colpa non è delle regole processuali che ci sono, che vanno benissimo, ma di una serie di disfunzioni pratiche che vanno dalla mancata copertura dei posti in organico dei giudici, alla mancanza di strutture e personale, ai comportamenti inefficienti e in molti casi poco professionali di giudici ed avvocati. Infine c’è da notare che in molti tribunali il sovraccarico non è delle cause di lavoro in senso proprio, ma delle cause previdenziali, che in molti casi sono sopra all'80 % del contenzioso. E allora la soluzione semplice è quella di affidare ad un altro organo le questioni previdenziali, scorporandole dal carico dei giudici del lavoro.
Come si colloca questo disegno di legge rispetto al diritto del lavoro e soprattutto all'evoluzione che questo ha avuto negli ultimi 10/15 anni in Italia?
Si tratta di un gravissimo passo indietro. L'introduzione dell'arbitrato complica inutilmente la procedura. Nel senso che prima di ricorrere all'arbitrato, gli avvocati – che non lo vogliono assolutamente – faranno ricorso al giudice del lavoro per sostenere la illegittimità della clausola arbitrale. E solo se perderanno faranno poi ricorso al collegio arbitrale. Ma il passo indietro è anche dato dal fatto che l'arbitrato è previsto che venga deciso secondo equità, cioè secondo quello che pare giusto al collegio arbitrale, a prescindere da quello che dicono leggi e contratti collettivi. Si va verso la barbarie del diritto. Se lei fosse licenziato, le piacerebbe che il suo giudice potesse disapplicare la legge per applicare solo il principio di quello che a lui pare giusto? Equità puo’ significare anche irrazionalità e discriminazione.
Per quanto riguarda la nuova fisionomia attribuita all’istituto della conciliazione, secondo lei è un qualcosa di positivo o nasconde delle criticità?
In realtà è un istituto inutile che non verrà mai utilizzato. Infatti oggi che il tentativo di conciliazione è obbligatorio, l'istituto non è utilizzato minimamente. Con l'approvazione del Ddl è eliminata l'obbligatorietà e l'istituto scompare completamente. E' infatti uno strumento complicato, farraginoso e sostanzialmente inutile. I dati aule conciliazioni in DPL oggi, sono dati fasulli, perché si tratta di conciliazioni già raggiunte negli studi degli avvocati (e quindi a prescindere dal tentativo obbligatorio), conciliazioni che solo per comodità vengono poi sottoscritte (per la seconda volta) in DPL. Ma le conciliazioni vere avvenute in DPL a seguito del tentativo obbligatorio di conciliazione oggi previsto dall'art. 410 del Codice di Procedura Civile sono zero.
In qualità di Presidente dell'AGI (Avvocati Giuslavoristi Italiani), quali pensa possano essere le conseguenze più importanti per l'attività degli Avvocati Giuslavoristi?
Come dicevo, aumenterà il lavoro. Ma gli avvocati sono ugualmente contrari a questo provvedimento. E sono contrari sia gli avvocati padronali che quelli che difendono i lavoratori. AGI ha detto queste cose in diverse audizioni al Senato e alla Camera. Ma non ci hanno ascoltato. Il legislatore ha fatto in vitro un provvedimento che è contrastato da coloro i quali devono poi applicarlo giorno per giorno.

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