giovedì 15 novembre 2012

Parla il leader della CISL, Raffaele Bonanni: “Arbitrato opportunità per le categorie preoccupate dalla riforma”




Buongiorno Segretario Bonanni, come vede le prospettive dei giovani dopo l’intesa siglata ieri (27 ottobre) tra Governo, Regioni e Parti Sociali con l'obiettivo di rilanciare il contratto d'apprendistato professionalizzante?
Pur essendo transitorio e da completare nei prossimi 12 mesi, l’accordo raggiunto ieri sull’apprendistato tra Governo, Regioni e Parti Sociali può aiutare moltissimo i giovani perché sblocca una situazione di stallo che si era creato sulle competenze tra Stato e Regioni, generando incertezza nelle aziende che dovevano assumere e che nel dubbio o non procedevano o utilizzavano altre forme di lavoro più elastico e temporaneo. Ciò ha determinato la riduzione di oltre 70.000 assunzioni di apprendisti rispetto all’anno precedente. Questo punto è stato ora ben chiarito e quindi ci sono tutte le condizioni perché le assunzioni di giovani avvengano utilizzando l’apprendistato come canale privilegiato e tendenzialmente unico di accesso al lavoro, in particolare per il primo lavoro.

Avete già valutato quale effetto potrebbe avere la normativa che promuove conciliazioni ed arbitrato e, quindi, un probabile aumento del lavoro per gli Uffici Territoriali del Sindacato?
Nel caso dell’arbitrato potenzialmente il volume delle controversie di lavoro che potrebbero meglio e più tempestivamente essere affrontate e risolte senza ricorrere alla via giudiziale è molto elevato. Si calcola infatti che almeno i due terzi delle controversie di lavoro in essere sia riconducibile a temi strettamente contrattuali, cioè differenze retributive, qualificazione professionale, indennità, orari di lavoro. Va tuttavia ricordato che l’introduzione di questo nuovo sistema sarà graduale e prevedibilmente lenta, quindi le preoccupazioni di alcune categorie professionali di perdere quote di lavoro va ridimensionata, considerando anche che dall’arbitrato sono escluse le controversie relative ai licenziamenti. Va, altresì, ricordato che qualora l’arbitrato dovesse prendere piede in modo generalizzato, come la Cisl auspica, si creerà la necessità di nuove figure professionali da specializzare attraverso formazione dedicata anche per l’esercizio dell’arbitrato e questo può rappresentare una nuova opportunità per le categorie professionali oggi preoccupate da questa riforma.

Quali sono le novità introdotte dal Collegato Lavoro che la Cisl ritiene importanti?
Il Collegato Lavoro è stato caratterizzato soprattutto dall’introduzione delle nuove norme su conciliazione e arbitrato che sicuramente sono tra le più significative tra quelle contenute nel disegno di legge finalmente approvato dopo un iter legislativo di oltre due anni. Non va dimenticato, però, che ci troviamo di fronte ad un provvedimento ampio che predispone tra l’altro il rinnovo delle deleghe sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sul lavoro femminile, sugli incentivi all’occupazione e nuove disposizioni sull’apprendistato c.d. di “diritto dovere” e sui lavori usuranti.
Rispetto alle controversie di lavoro si continua scorrettamente ad accreditare una tesi secondo la quale la riforma della conciliazione e dell’arbitrato sarebbe una modalità surrettizia per aggirare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e comunque per indebolire i diritti e le tutele dei lavoratori nelle controversie di lavoro.
Quello della riforma del processo del lavoro è stato invece un tema oggetto di attenzione da parte della politica nel corso di diverse legislature, a fronte del preoccupante e crescente accumulo dei contenziosi di lavoro nei tribunali italiani.
Le novità introdotte dal Collegato Lavoro rafforzano gli strumenti extragiudiziali di risoluzione delle controversie di lavoro senza precludere un percorso giudiziario che rimane pienamente disponibile e il mantenimento della gratuità delle spese di giustizia è stato richiesto ed ottenuto dalla Cisl proprio per non precludere ad alcuno l’accesso alla via giudiziaria.
Questi sono i tratti per noi salienti del provvedimento: la scelta tra i due canali è volontaria, in capo responsabilmente ad ogni lavoratore, ma la contrattazione collettiva diventa sempre più lo strumento di regolazione della conciliazione e dell’arbitrato proprio come la Cisl ha sostenuto da sempre nella propria ormai sessantennale storia sindacale.

La nuova legge sul Lavoro si pone in una prospettiva di riformismo che ha avviato un chiaro processo di rinnovamento culturale nella società. Cisl lo condivide?
In questo percorso la Cisl ha rifiutato di piegarsi alla logica dei radicalismi, tra l’indifendibile intoccabilità di un diritto del lavoro immobile e totalmente inderogabile e la de-regolazione esplicita e diffusa con il rischio di effetti lesivi dei diritti dei lavoratori, in piena coerenza con la propria storia sindacale.
Abbiamo guardato al merito e alla sostanza del problema e conseguentemente formulato puntuali e rigorose richieste di modifica all’impianto originario del Disegno di Legge, ottenendo significativi risultati che sono stati ottenuti anche in seguito all’Avviso Comune tra le parti sociali (con l’autoesclusione della Cgil) dello scorso 11 marzo e al recepimento delle osservazioni al provvedimento da parte del Presidente della Repubblica.
Abbiamo affermato che il rafforzamento di conciliazione e arbitrato così come l’utilizzo responsabile di uno strumento come la certificazione dei contratti di lavoro siano tutte sfide importanti per un sindacato moderno. Dobbiamo ora fare un passo in più e utilizzare con maggiore forza lo strumento degli enti bilaterali per governare, insieme alle parti datoriali e nel rispetto delle differenze di ruolo e rappresentanza, molti ambiti del mercato del lavoro siano queste le politiche attive del lavoro, la salute e sicurezza, l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, le controversie individuali.

La resistenza che tale "nuovo corso" incontra, è fondata sulla paura del cambiamento e sull’istinto di conservazione o ha anche altre ragioni?
In una fase storico-sociale di grandi trasformazioni occorre essere coraggiosi nelle scelte di cambiamento. E’ la strada che abbiamo imboccato, insieme alla Uil e a tutte le organizzazioni di rappresentanza, con l’esclusione, purtroppo della Cgil, pur sapendo che i mutamenti culturali e organizzativi non sono facili da attuare.
Le scelte di mutamento, per essere efficaci, devono infatti necessariamente ispirarsi ai valori di fondo dei fondatori della Cisl, quali l’autonomia, il pluralismo, la solidarietà, essere dinamiche nella loro attuazione basandosi sulla condivisione da parte dei dirigenti, degli operatori e dei lavoratori iscritti e contemporaneamente dare espressione alle speranze e ai desideri delle persone ed essere strumento per il raggiungimento degli obiettivi di tutela e promozione sociale del mondo del lavoro..
La resistenza cieca di quanti, in occasione ad esempio del Collegato Lavoro, ma non solo, si sono contrapposti alle proposte di riforma è controproducente sotto tre profili: non permette di entrare nel merito delle questioni, si piega a palesi condizionamenti politici e preclude la ripresa di un dialogo tra le organizzazioni sindacali.
Gli episodi di violenza nei confronti delle nostre sedi e, soprattutto dei nostri militanti, a partire dalla base, sono un segno di imbarbarimento non solo dei contenuti, ma soprattutto delle forme di confronto.
Quando non si hanno argomenti sufficienti, si passa alle uova e agli insulti.


(Intervista pubblicata sul sito web di Tempiwww.tempi.it – 28 ottobre 2010)

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