Buongiorno Segretario Bonanni, come vede le
prospettive dei giovani dopo l’intesa siglata ieri (27 ottobre) tra Governo,
Regioni e Parti Sociali con l'obiettivo di rilanciare il contratto d'apprendistato
professionalizzante?
Pur
essendo transitorio e da completare nei prossimi 12 mesi, l’accordo raggiunto
ieri sull’apprendistato tra Governo, Regioni e Parti Sociali può aiutare
moltissimo i giovani perché sblocca una situazione di stallo che si era creato
sulle competenze tra Stato e Regioni, generando incertezza nelle aziende che
dovevano assumere e che nel dubbio o non procedevano o utilizzavano altre forme
di lavoro più elastico e temporaneo. Ciò ha determinato la riduzione di oltre
70.000 assunzioni di apprendisti rispetto all’anno precedente. Questo punto è
stato ora ben chiarito e quindi ci sono tutte le condizioni perché le
assunzioni di giovani avvengano utilizzando l’apprendistato come canale
privilegiato e tendenzialmente unico di accesso al lavoro, in particolare per
il primo lavoro.
Avete
già valutato quale effetto potrebbe avere la normativa che promuove
conciliazioni ed arbitrato e, quindi, un probabile aumento del lavoro per gli
Uffici Territoriali del Sindacato?
Nel caso dell’arbitrato potenzialmente il volume
delle controversie di lavoro che potrebbero meglio e più tempestivamente essere
affrontate e risolte senza ricorrere alla via giudiziale è molto elevato. Si
calcola infatti che almeno i due terzi delle controversie di lavoro in essere
sia riconducibile a temi strettamente contrattuali, cioè differenze
retributive, qualificazione professionale, indennità, orari di lavoro. Va
tuttavia ricordato che l’introduzione di questo nuovo sistema sarà graduale e
prevedibilmente lenta, quindi le preoccupazioni di alcune categorie
professionali di perdere quote di lavoro va ridimensionata, considerando anche
che dall’arbitrato sono escluse le controversie relative ai licenziamenti. Va,
altresì, ricordato che qualora l’arbitrato dovesse prendere piede in modo
generalizzato, come la Cisl auspica, si creerà la necessità di nuove figure
professionali da specializzare attraverso formazione dedicata anche per
l’esercizio dell’arbitrato e questo può rappresentare una nuova opportunità per
le categorie professionali oggi preoccupate da questa riforma.
Quali sono le novità introdotte dal Collegato
Lavoro che la Cisl ritiene importanti?
Il Collegato
Lavoro è stato caratterizzato soprattutto dall’introduzione delle nuove
norme su conciliazione e arbitrato che sicuramente sono tra le più
significative tra quelle contenute nel disegno di legge finalmente approvato
dopo un iter legislativo di oltre due anni. Non va dimenticato, però, che ci
troviamo di fronte ad un provvedimento ampio che predispone tra l’altro il
rinnovo delle deleghe sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sul lavoro
femminile, sugli incentivi all’occupazione e nuove disposizioni
sull’apprendistato c.d. di “diritto dovere” e sui lavori usuranti.
Rispetto alle controversie di lavoro si continua
scorrettamente ad accreditare una tesi secondo la quale la riforma della
conciliazione e dell’arbitrato sarebbe una modalità surrettizia per aggirare
l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e comunque per indebolire i diritti e le
tutele dei lavoratori nelle controversie di lavoro.
Quello della riforma del processo del lavoro è
stato invece un tema oggetto di attenzione da parte della politica nel corso di
diverse legislature, a fronte del preoccupante e crescente accumulo dei
contenziosi di lavoro nei tribunali italiani.
Le novità introdotte dal Collegato Lavoro rafforzano gli strumenti extragiudiziali di
risoluzione delle controversie di lavoro senza precludere un percorso
giudiziario che rimane pienamente disponibile e il mantenimento della gratuità
delle spese di giustizia è stato richiesto ed ottenuto dalla Cisl proprio per
non precludere ad alcuno l’accesso alla via giudiziaria.
Questi sono i tratti per noi salienti del
provvedimento: la scelta tra i due canali è volontaria, in capo
responsabilmente ad ogni lavoratore, ma la contrattazione collettiva diventa
sempre più lo strumento di regolazione della conciliazione e dell’arbitrato
proprio come la Cisl ha sostenuto da sempre nella propria ormai sessantennale
storia sindacale.
La nuova legge sul Lavoro si pone in una
prospettiva di riformismo che ha avviato un chiaro processo di rinnovamento
culturale nella società. Cisl lo condivide?
In questo percorso la Cisl ha rifiutato di
piegarsi alla logica dei radicalismi, tra l’indifendibile intoccabilità di un
diritto del lavoro immobile e totalmente inderogabile e la de-regolazione
esplicita e diffusa con il rischio di effetti lesivi dei diritti dei
lavoratori, in piena coerenza con la propria storia sindacale.
Abbiamo guardato al merito e alla sostanza del problema
e conseguentemente formulato puntuali e rigorose richieste di modifica
all’impianto originario del Disegno di Legge, ottenendo significativi risultati
che sono stati ottenuti anche in seguito all’Avviso Comune tra le parti sociali
(con l’autoesclusione della Cgil) dello scorso 11 marzo e al recepimento delle
osservazioni al provvedimento da parte del Presidente della Repubblica.
Abbiamo affermato che il rafforzamento di
conciliazione e arbitrato così come l’utilizzo responsabile di uno strumento
come la certificazione dei contratti di lavoro siano tutte sfide importanti per
un sindacato moderno. Dobbiamo ora fare un passo in più e utilizzare con
maggiore forza lo strumento degli enti bilaterali per governare, insieme alle
parti datoriali e nel rispetto delle differenze di ruolo e rappresentanza,
molti ambiti del mercato del lavoro siano queste le politiche attive del
lavoro, la salute e sicurezza, l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro,
le controversie individuali.
La resistenza che tale "nuovo corso"
incontra, è fondata sulla paura del cambiamento e sull’istinto di conservazione o ha anche altre ragioni?
In una fase storico-sociale di grandi
trasformazioni occorre essere coraggiosi nelle scelte di cambiamento. E’ la
strada che abbiamo imboccato, insieme alla Uil e a tutte le organizzazioni di
rappresentanza, con l’esclusione, purtroppo della Cgil, pur sapendo che i
mutamenti culturali e organizzativi non sono facili da attuare.
Le scelte di mutamento, per essere efficaci,
devono infatti necessariamente ispirarsi ai valori di fondo dei fondatori della
Cisl, quali l’autonomia, il pluralismo, la solidarietà, essere dinamiche nella
loro attuazione basandosi sulla condivisione da parte dei dirigenti, degli
operatori e dei lavoratori iscritti e contemporaneamente dare espressione alle
speranze e ai desideri delle persone ed essere strumento per il raggiungimento
degli obiettivi di tutela e promozione sociale del mondo del lavoro..
La resistenza cieca di quanti, in occasione ad
esempio del Collegato Lavoro, ma non
solo, si sono contrapposti alle proposte di riforma è controproducente sotto
tre profili: non permette di entrare nel merito delle questioni, si piega a
palesi condizionamenti politici e preclude la ripresa di un dialogo tra le
organizzazioni sindacali.
Gli episodi di violenza nei confronti delle
nostre sedi e, soprattutto dei nostri militanti, a partire dalla base, sono un
segno di imbarbarimento non solo dei contenuti, ma soprattutto delle forme di
confronto.
Quando non si hanno argomenti sufficienti, si
passa alle uova e agli insulti.
(Intervista
pubblicata sul sito web di Tempi – www.tempi.it
– 28 ottobre 2010)
Nessun commento:
Posta un commento