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sabato 9 febbraio 2013

Le alternative per il lavoro di partiti e coalizioni in corsa alle elezioni


Licenziamenti o flessibilità, contrattazione nazionale o aziendale, ecco le proposte agli elettori. Continua l’analisi dell’offerta politica per le prossime elezioni di fine febbraio

di Carlo Sala 8 feb 2013 - su www.abcrisparmio.it

Accanto alle tasse, il lavoro è l’altro tema centrale della campagna elettorale. Ecco di seguito le posizioni di partiti, coalizioni e candidati.

Monti - La coalizione capeggiata dal premier uscente individua nella semplificazione delle norme e delle procedure che disciplinano il mercato del lavoro il primo passo da compiere per superare la diversità tra lavoratori garantiti (cioè chi ha un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato) e lavoratori precari. In tema di contratti nazionali di lavoro, Scelta civica, Udc e Fli sono favorevoli a dare maggior rilievo al secondo livello di contrattazione, quello decentrato a livello aziendale, rispetto al contratto nazionale, così da legare le retribuzioni all’effettiva produttività e al diverso contesto economico-sociale. Giovani, donne, over 55 ed esodati vengono individuati come le categorie verso le quali prioritariamente intervenire per favorire l’inserimento al lavoro, la tutela occupazionale, assistenza.

Bersani - Per il Pd tutela e creazione dei posti di lavoro passano anzitutto attraverso la leva fiscale, alleggerendo il carico su imprese e lavoro (per compensare Pierluigi Bersani ha parlato di misure a carico “della rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliare) e attraverso un regime fiscale di favore per chi assume personale femminile.  In maniera fumosa – anche per non irritare la Cgil che non ha sottoscritto l’accordo per la produttività promosso dal governo tra le parti sociali lo scorso novembre - anche il Pd si esprime a favore di una più stretta correlazione tra i salari e la produttività. La lotta alla precarietà è viceversa un obiettivo dichiarato senza mezzi termini dal leader Pd, anche perché è centrale per il suo maggiore alleato – Sel -  che vuole l’introduzione del reddito minimo garantito.

Pdl/Lega - Parlando a nome della coalizione, di cui pure non è candidato premier, Silvio Berlusconi ha proposto che le nuove assunzioni di giovani consentano a chi le fa di non pagare tasse, per il nuovo lavoratore, per 5 anni . Già introdotta dal governo tecnico uscente la possibilità per chi ha non più di 35 anni di dar vita a srl semplificate - con capitale iniziale di un euro e spese di registrazione iniziale ribassate o nulle -,  già introdotte sanzioni per gli enti pubblici che non paghino i contratti con privati entro 30 giorni, Pdl e Lega propongono sgravi fiscali per l’imprenditoria giovanile e insistono per una maggior celerità nei pagamenti della pubblica amministrazione. La contrattazione di secondo livello, cioè a livello di azienda, è vista con favore e ad essa si lega l’idea di detassare la parte delle retribuzioni direttamente legata alla produttività del lavoro.

Giannino - Privatizzazioni, liberalizzazioni e concorrenza la formula per creare sviluppo e occupazione, la lista Fare per fermare il declino del giornalista Oscar Giannino propone di tutelare il lavoratore piuttosto che l'impresa, cioè di non tenere in vita aziende che non ce la fanno più cosi da salvaguardare posti di lavoro, ma di lasciar chiudere/fallire le aziende garantendo a chi per questo perde il lavoro un sussidio di disoccupazione e strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario. Per il pubblico impiego si propongono la medesima disciplina del lavoro privato e maggiore flessibilità.

Movimento 5 Stelle - Abolizione della legge Biagi, sussidio di disoccupazione garantito e sostegno al no profit i caposaldi di Beppe Grillo, il movimento guidato dal comico genovese si caratterizza, seppur senza fornire i dettagli operativi, per una forte autarchia localistica e, potenzialmente, un’impronta protezionistica:  tutela delle manifatture locali, salvaguardia delle tradizionali alimentari e delle produzioni locali, favore per l’agricoltura di prossimità vanno tutte in quella direzione. Di contro, il M5S è favorevole anche alla promozione del telelavoro.

Rivoluzione civile - La sigla che candida premier il magistrato in aspettativa Antonio Ingroia difende apertamente il primo livello dei contratti di lavoro, quello che le parti sociali stipulano a livello nazionale, e si augura che la riforma Fornero venga declinata, nella parte relativa ai licenziamenti, senza sostanziali discostamenti dalla prassi giudiziaria precedente la riforma stessa, cioè optando per il reintegro del lavoratore licenziato piuttosto che per forme alternative di indennizzo (nel primo caso di applicazione delle nuove norme, a Bologna, il tribunale ha effettivamente disposto il reintegro).

Carlo Sala

mercoledì 14 novembre 2012

Non si tocca l’orario degli insegnanti. Ma a perderci è la ricerca Leggi di Più: Non si tocca l'orario degli insegnanti. Ci perde la ricerca


Segnalo questo articolo sul numero di Tempi del 13 novembre

Intervista ad Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli: «L’Europa pretende investimenti pari al 3 per cento del Pil. Noi diamo meno dell’1 per cento».


Non si tocca l’orario degli insegnanti, ma il risparmio di 183 milioni sulla scuola è legge. Circa 50 milioni saranno sottratti ai bandi per la ricerca scientifica e tecnologica, e 47,5 milioni ai fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Altri 80 milioni giungono dai risparmi accantonati dal comparto scuola nel 2011. La vittoria sindacale ha i suoi chiaroscuri, la ricerca è ulteriormente bistrattata. Tempi.it ne parla con Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli.
Comunque ci si muova, si pestano i piedi di qualcuno.
È inevitabile nel momento in cui si propongono dei tagli. La mia preoccupazione è che, da ora, non si possa più dibattere sull’organizzazione del lavoro degli insegnanti, perché è diventato il tema di uno scontro politico-sindacale. Si può discutere del merito di questa iniziativa, ma mi preme che la scuola cambi dal punto di vista organizzativo. E ho paura che per alcuni anni non ne parleremo più.
L’aumento delle ore senza un incremento dello stipendio influiva negativamente sulla professionalità di un insegnante?
No. Ci sono insegnanti che già lavorano moltissimo, fanno molto più delle diciotto ore canoniche tra correzioni, preparazione e coordinamento didattico. Al tempo stesso, però, ci sono insegnanti più refrattari a una simile modalità di lavoro. Quindi, il vero punto debole è che il sistema non valorizza chi si impegna e non richiama all’ordine chi non fa il suo dovere. Va benissimo richiedere uno sforzo aggiuntivo in un periodo aggiuntivo, ma chi lavora tanto deve essere premiato.
Se ai vari tagli aggiungiamo la tassazione delle borse di studio, ne esce un ritratto dell’Italia che non punta alla ricerca.
Gli obiettivi di Lisbona prevedevano investimenti nella ricerca parti al 3 per cento del Pil. Quest’anno l’Italia non raggiunge l’un per cento. Tagliare i fondi per la ricerca è un autogol, anche perché i più penalizzati saranno i giovani che studiano ad alto livello. E, tra questi, quelli che non hanno un background socio-economico elevato.
Il modello scolastico italiano è in crisi. A chi guardare?
I casi di eccellenza sono i modelli asiatici – Corea, Cina, Singapore – e quelli scandinavi – come la Finlandia –. Questi ultimi sono più facilmente esportabili in Italia, e da essi si può imparare molto. È tuttavia difficile pensare a un modello esportabile in blocco. L’Italia ha marcatissime differenze interne. Da noi convivono sistemi scolastici all’avanguardia (come in Trentino e in Lombardia) e fortemente arretrati (specie al Sud). Una ricetta che valga per tutto il paese è inesistente.

venerdì 1 giugno 2012

Perché i cervelli fuggono


Luigi Degan

La scorsa settimana, l’Università dell’Insubria di Varese ha presentato una ricerca condotta da 30 studenti del corso di laurea in Scienze della comunicazione. Un questionario sottoposto ai cittadini di Varese ha approfondito il loro rapporto con le istituzioni: 327 le persone interpellate, di età fra i 20 e gli 80 anni, sentite quasi tutte le categorie sociali (studenti, impiegati, disoccupati, pensionati, artigiani, liberi professionisti, imprenditori, casalinghe, operai, commercianti). Dall’indagine risulta che, nell’attuale fase di crisi economica, la politica ha perso non solo credibilità, ma anche capacità di intervento. I cittadini mal sopportano la pesantezza delle tasse (83%) senza ricevere in cambio servizi adeguati e propongono tagli ai costi della politica (89%) nonchè un tetto massimo di due legislature per i parlamentari (77%). L’80% degli interpellati non vede nel breve periodo alcuna ripresa.